Fabbrica del Vapore

Arte

Galleria

Le dimensioni del centro culturale del Comune di Milano, accanto al Cimitero Monumentale, si spiegano con le dimensioni dei vagoni ferroviari, dei tram e dei locomotori elettrici che qui si producevano. Milano è famosa nel mondo anche per i suoi vecchi tram della serie 1500 regolarmente in esercizio dopo quasi un secolo – non pochi con ancora i sedili di legno originali di fine anni ’20 del ’900 - oltre un centinaio dei quali erano usciti proprio da qui, quando l’edificio non si chiamava Fabbrica del Vapore ma, dai nomi dei fondatori, Società Italiana Carminati Toselli. Sulle cornici delle finestre si vedono riprodotti carrelli e respingenti ferroviari, orgoglioso decoro edilizio dei bei tempi (per la precisione, dal 1899 al 1935).

La Fabbrica del Vapore – che non è chiaro perché si chiami così: mai prodotto nessun motore a vapore – non è uno di quegli edifici di archeologia industriale dismessi che, in numerose grandi città europee, sono stati occupati per farne centri sociali autogestiti, poi legalizzati. Questo centro culturale è stato invece creato ex novo dall’amministrazione pubblica alla fine del secondo millennio, assegnando gli spazi a privati.

Oltre agli studi di promozione sociale, di produzione musicale e multimediale, d’arte e di arti performative che operano nelle ali attorno alla gigantesca corte – spesso sede di spettacoli – attrae il corpo di fondo, spazio notevole, dove si organizzano le esposizioni maggiori. Il suo soprannome è "la Cattedrale".

Finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Missione 1 - Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 - Cultura 4.0 (M1C3).
Misura 2 «Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale»

Investimento 2.1 - «Attrattività dei borchi storici» Linea B.
Progetti locali di rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borchi storici

Beneficiario: IterTour S.r.l.s.
Importo concesso: 64.000€
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