DAYANITA SINGH. ARCHIVIO
Galerie
Keine Bilder
Dal 25 settembre al 3 gennaio 2027, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie Archivio, la mostra di Dayanita Singh, una delle figure più importanti e originali della fotografia contemporanea internazionale. Curata da Andrea Anastasio con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, l’esposizione riunisce oltre 350 fotografie e nasce dal lungo rapporto dell’artista con l’Italia e con i suoi archivi. Il progetto intreccia due percorsi profondamente connessi: da un lato il lavoro che Singh ha dedicato, nell’ultimo decennio, agli archivi italiani; dall’altro il suo personale e in continua evoluzione archivio di immagini realizzate in Italia nell’arco di venticinque anni. Architetture, interni, opere d’arte, amici, archivisti, fiori e luoghi compongono una costellazione di immagini attraverso cui l’artista costruisce una personale conversazione visiva con il nostro Paese. Il cuore della mostra è la riflessione sull’idea stessa di archivio. Nella pratica di Singh l’archivio smette di essere un deposito neutrale del passato e diventa una forma viva, mutevole, che si attiva attraverso la sequenza delle immagini, la loro circolazione e l’incontro con lo spettatore. Questa concezione trova una traduzione concreta nell’allestimento. Le oltre 350 fotografie sono organizzate principalmente attorno a 16 strutture lignee, distribuite nello spazio espositivo, ciascuna in grado di accogliere 20 immagini. Questi dispositivi non sono semplici supporti per le fotografie, ma veri e propri strumenti attraverso i quali le immagini possono essere accostate, ricomposte e messe in relazione, generando ogni volta configurazioni e letture differenti. È una caratteristica fondamentale della ricerca di Dayanita Singh, che negli ultimi quarant’anni ha progressivamente ridefinito i confini della fotografia, portandola a dialogare con libro d’artista, architettura, installazione e pratica curatoriale. Le sue opere non si presentano necessariamente come oggetti conclusi, ma come sistemi aperti nei quali la disposizione delle immagini può modificare il significato dell’insieme. Il rapporto con gli archivi costituisce una presenza costante nella sua ricerca. Singh li osserva non tanto come luoghi deputati alla conservazione di documenti eccezionali, quanto come organismi complessi, fatti di spazi, oggetti, classificazioni, relazioni e gesti quotidiani. L’archivio diventa così una metafora della conoscenza e, allo stesso tempo, un modello per interrogare il funzionamento della fotografia e i modi attraverso cui la memoria viene costruita, organizzata e trasmessa. A Villa Giulia, questa riflessione entra in dialogo con la specificità di un luogo nato per conservare, studiare e rendere accessibile un patrimonio storico e culturale. La mostra non propone quindi una semplice rappresentazione degli archivi, ma invita il pubblico a sperimentarne la logica: osservare, associare, mettere in relazione, spostarsi tra le immagini e costruire possibili percorsi di sens
Fonte: Ministero della Cultura, dati.cultura.gov.it (CC BY 4.0).